Perché l’ansia peggiora quando cerchi di controllarla
Quando il bisogno di controllo alimenta l’ansia
Chi soffre d’ansia spesso prova a fare una cosa apparentemente logica e razionale: controllarsi.
Controlla:
- i pensieri,
- il battito cardiaco,
- le emozioni,
- le sensazioni fisiche,
- le possibili situazioni pericolose,
- le proprie reazioni.
L’obiettivo è sentirsi più al sicuro.
Ma portati all’eccesso questi comportamenti alimentano un meccanismo di tipo paradossale: più la persona cerca di controllare l’ansia, più l’ansia aumenta.
È uno dei meccanismi principali nella creazione e nel mantenimento dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico.
Il paradosso del controllo
Prova a fare un esperimento mentale: cerca per trenta secondi di NON pensare assolutamente a un elefante rosa.
Cosa succede?
Più cerchi di evitare quel pensiero, più la mente continua a riportarlo in primo piano. Pensare di non pensare è di per sé pensare.
Con l’ansia accade qualcosa di simile.
La persona tenta continuamente di:
- calmarsi,
- controllare il respiro,
- prevedere i sintomi,
- evitare di agitarsi,
- monitorare il corpo.
Ma questa attenzione costante mantiene il cervello in uno stato di allarme continuo che alimenta il circolo vizioso del problema.
Quando il corpo diventa un nemico da monitorare
Molte persone iniziano a osservare continuamente il proprio corpo:
- controllano il battito,
- percepiscono ogni variazione del respiro,
- interpretano ogni sensazione come pericolosa.
In questo modo diventano ipersensibili ai segnali provenienti dal loro corpo e tendono ad interpretare come minacciosi anche segnali normali.
Una lieve tachicardia dovuta ad un piccolo sforzo fisico viene interpretata come:
“Sto male.”
Un giramento di testa, magari dovuto ad un calo di zuccheri, diventa:
“Sto per svenire.”
Il problema non è soltanto il sintomo iniziale, ma il significato catastrofico che la mente gli attribuisce.
Gli evitamenti che mantengono l’ansia
Con il tempo l’ansia porta spesso a EVITARE:
- luoghi affollati,
- autostrade,
- mezzi pubblici,
- stare soli,
- situazioni imprevedibili.
Oppure a creare rituali di sicurezza, PRECAUZIONI:
- portare sempre acqua o farmaci,
- sedersi vicino alle uscite,
- farsi accompagnare,
- controllare continuamente internet o il proprio stato fisico.
Questi comportamenti danno sollievo immediato, ma rinforzano la convinzione della loro stessa necessità, alimentando la paura stessa che possa accadere qualcosa di grave.
Ed è così che l’ansia si consolida e si mantiene nel tempo.
Perché “combattere” l’ansia spesso non funziona
Molte persone passano anni tentando di eliminare completamente ogni forma di paura o agitazione.
Ma più si combatte l’ansia come se fosse un nemico da cancellare, più il cervello continua a percepirla come una minaccia.
In molti casi il cambiamento inizia quando la persona interrompe gradualmente i seguenti tentativi di soluzione disfunzionali:
- il monitoraggio continuo delle sensazioni provenienti dal corpo,
- i tentativi esasperati di controllo delle funzioni fisiologiche,
- gli evitamenti,
- la ricerca compulsiva di aiuto e di rassicurazioni,
- il mantenimento di comportamenti precauzionali.
Come può aiutare la psicoterapia breve strategica
La Psicoterapia Breve Strategica lavora sui meccanismi che mantengono il problema nel presente.
L’obiettivo non è soltanto comprendere l’origine dell’ansia, ma modificare concretamente le modalità con cui la persona cerca di gestirla e che, senza volerlo, finiscono per alimentarla.
Interrompere il circolo tra paura, controllo e allarme permette spesso di ridurre progressivamente l’intensità dell’ansia e recuperare libertà nella vita quotidiana.
Quando chiedere aiuto
Se l’ansia ti porta a controllare continuamente te stesso, evitare situazioni o vivere costantemente in allerta, intervenire precocemente può evitare che il problema si strutturi ulteriormente.
Nel mio studio mi occupo di:
- ansia,
- attacchi di panico,
- paure,
- ossessioni,
- ansia da controllo.
Ricevo a Zola Predosa, vicino a Bologna e Casalecchio di Reno, e online.
